giovedì 29 luglio 2010   Login

 E cosa c'entra wabi-sabi con il découpage?

 

In effetti, la risposta non è ovvia, specialmente abituati come siamo a pensare a découpage come uno stile rustico, "country" o "shabby chic". In più, siamo bombardati da libri e riviste che promettono il découpage "facile", "veloce" da fare in un pomeriggio o, al massimo, nell'arco di una fine settimana.
E bene, vi dico subito che questo non è il mio modo di fare découpage. Prendendo spunto dalla riscoperta di una cucina tradizionale, genuina, direi che faccio "slow découpage". Quello che riporta alla tradizione artigianale italiana (veneta) da cui nasce quest'arte. Quello che richiede tempo, pazienza e la consapevolezza che la perfezione assoluta non appartiene all'esperienza terrena. La nostra vita è una ricerca continua della perfezione; alcuni la cercano nei modelli dei mass media di una bellezza plastica, superficiale ma altri, forse con l'età, cominciano a capire che la bellezza della vita sta proprio nelle imperfezioni, le quali però messe insieme costituiscono la perfezione del concetto divino dell'evolversi, del ciclo della vita. Con il passare del tempo, la natura, e anche le opere dell'uomo, mutano, diventando più belle perché in armonia con la natura stessa. Questo è wabi-sabi.
Lo ammetto volentieri: sono arrivata a questo approccio perché quando avevo cominciato a fare il découpage, rappresentava per me una sorta di terapia. All'età di 45 anni, mi ero re-iscritta all'università per prendere finalmente la laurea che avevo lasciato nella mia gioventù. Ma le pressioni di famiglia (due adolescenti), casa e lavoro (faccio la traduttrice), più il tempo per studiare mi avevano spinto verso un collasso fisico-mentale. Ancora una volta ho deciso di abbandonare gli studi, ma cercavo un'attività di sfogo, qualcosa di creativo per staccare il cervello ormai sovraccaricato.
E l'ho trovato con il découpage. Il piacere materico di lavorare con il legno, la terracotta, il vetro, la latta -- preparare gli sfondi carteggiando, colorando, poi la composizione del disegno e, soprattutto, le infinite mani di vernice per "affogare" i ritagli, la carteggiatura e lucidatura. Tutto mi dava un senso di pace ma anche la soddisfazione di aver creato qualcosa di bello con le mie mani.

Un processo che può durare anche mesi, ma che ti insegna che, col tempo, tutto si aggiusta, tutto trova il suo giusto peso. Poi, da quando ho avuto l'opportunità di incontrare altre persone appassionate di quest'arte, ho scoperto che la mia non è un'esperienza unica. Tanti di noi hanno cominciato in momenti difficili della vita, o per motivi di salute o stress mentale. E' a tutti voi che dedico questo sito, con la speranza che con le nostre mani possiamo creare delle piccole oasi di pace e armonia nella frenesia della nostra vita odierna.
"Carteggia che ti passa!"

 

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Una delle mie prime "creazioni" e quella che mi ha fatto scoprire il concetto di wabi-sabi. Quando l'avevo fatto, non sapevo che i prodotti a base d'acqua causavano l'ossidazione della foglia oro. Così, appena fatto questo vaso di vetro, ho visto diventare scura e poi ammuffire tutta la base dorata che avevo messo sotto il fiore con tanta cura. Un disastro! Vergognandomi per aver creato una cosa così brutta, la mia prima reazione è stata quella di raschiare via tutto per creare un altro oggetto "perfetto". Per fortuna, ho aspettato e, con il passare del tempo, mi sono accorta che diventava sempre più bello, più interessante; meno "plastica" con più spessore. L'evolversi del concetto di wabi-sabi davanti ai miei occhi!

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